Bagnate nella luce mattutina tutte le cose son fatte sante e belle.
L’informe, l’Illimitato, con la sua pietra di saggio crea forme di Gioia.
Sotto l’ara del sempre-vecchio è consacrato il sempre-nuovo.
Al sole e all’ombra, le vesti della terra sono tessute con trame di verde e azzurro.
Danzano le foglie a tempo col pulsare celeste.
Di foresta in foresta, il vezzo di brillanti scintilla al collo del mattino.
I fortuiti canti degli uccelli dicono le loro lodi alla dea della vita.
L’amore nel cuore dell’uomo, unito a tutte queste cose imprime in esse il tocco dell’immortalità _ fa dolce la polvere terrena e sopra vi stende il trono dell’Uomo Eterno.
Pubblicato in Testi e brani
Liberazione dell’essere mio
Come quand’è passata la tempesta, il cielo nei suoi muti sentieri azzurri sgombra il sentiero ai raggi del sole sorgente, così la mia vita possa esser libera delle brume del mio passato, e le trombe annunciare il risveglio alle soglie della mia rinascita. Io vado sperando che la luce possa spazzar via il cozzo dei colori; finirebbe così questo sterile gioco con la mia vita,, possa l’amore distaccato trovare il premio più alto nella sua perfezione.
Mentre navigo nella luce e nel buio lungo la corrente della vita ch’io non rivolga gli occhi alle mie passate azioni. L’ego che ha macchiato gioia e affanno _ possa io porlo fuori di me, nella stessa categoria di tutti i labili eventi della mia vita; e con occhi liberi da timore o brama, considerare questo me stesso esule come privo di alcun legame con me: e questa sia l’ultima mia preghiera _ possa l’infinita purezza render completo l’esser mio.
Pubblicato in Testi e brani
Vivere la beatitudine di quell’essere che crea ogni cosa
Mi sentivo simile a un dio in quella pienezza traboccante, e le meravigliose forme del mondo infinito si muovevano nella mia anima, vivificandola tutta! Montagne immense mi circondavano, abissi mi si aprivano dinanzi, e i torrenti precipitavano, i fiumi scorrevano sotto di me, e monte e foresta ne risonavano; e io le vedevo agire e creare, tutte le forze imperscrutabili, intrecciandosi l’una con l’altra nelle profondità della terra; ed ecco, sopra la terra e sotto il cielo brulicano le specie molteplici delle creature. Tutto, tutto popolato di mille forme; e poi gli uomini che si rifugiano insieme nelle casupole e si fabbricano il nido e dominano, nella loro immaginazione, sul vasto mondo! Povero pazzo, che stimi tutto così basso solo perché tu stesso sei così piccolo! Dai monti inaccessibili, attraverso deserti mai calpestati da nessun piede, sino alla fine dell’oceano sconosciuto, dappertutto alita lo spirito dell’eterno creatore, e si rallegra di ogni granello di polvere che lo percepisce e lo ama. Quanto spesso, a quel tempo, ho desiderato raggiungere con le ali della gru che passava in volo sopra di me la riva del mare sterminato, per bere dalla coppa spumeggiante dellinfinito quella turgida gioia di vivere e sentire solo per un attimo, nella forza limitata del mio petto, una goccia della beatitudine di quell’essere che crea ogni cosa in se stesso e da se stesso. Fratello, il solo ricordo di quelle ore mi fa stare bene. Persino rievocare, esprimere di nuovo quella tensione, quel sentimento indicibile, eleva la mia anima sopra se stessa, per poi farmi sentire doppiamente l’angoscia della mia condizione in cui ora mi trovo.
Pubblicato in Testi e brani
10 Agosto – Werther/Albert. Un passo.
Sulla terra non è mai stato inventato nulla di più ridicolo di questo nostro rapporto, e tuttavia se ci penso mi vengono spesso le lacrime agli occhi…
Pubblicato in Testi e brani
13 Luglio – Werther
No non mi ingannavo: nei suoi occhi neri leggo un autentico interessamento per me e per il mio destino. Sento davvero , e in cio posso prestar fede al mio cuore, che ella… mi è lecito, mi è possibile esprimere il paradiso in queste parole? che ella mi ama. Mi ama! Come sono divenuto caro a me stesso, come (a te oso dirlo, tu sai comprendere cose del genere) come adoro me stesso, da quando lei mi ama!
E’ forse presunzione, oppure è intuizione della verità? Non conosco l’uomo di cui temevo l’influsso sul cuore di Lotte. Tuttavia quando lei parla del suo fidanzato, quando ne parla con tanto affetto, con tanto amore, mi sento come uno che sia derubato dell’onore e della dignità, e a cui per giunta venga sottratta la spada.
16 Luglio
Ah, quale brivido mi scorre per tutte le vene se le mie dita sfiorano improvvisamente le sue, se i nostri piedi si incontrano sotto la tavola! Mi ritraggo come dal contatto con il fuoco, e una forza misteriosa mi spinge di nuovo in avanti; tutti i miei sensi sono presi da questa vertigine. E la sua innocenza, la sua anima pura non sente quanto quelle piccole libertà mi tormentino. Quando, mentre conversiamo, posa addirittura la mano sulla mia, e nella foga della discussione mi si fa così vicina che il divino respiro della sua bocca puo’ raggiungere le mie labbra, allora mi pare di sprofondare, come colpito da un fulmine. E questo paradiso, questa fiducia, se mai un giorno avessi il coraggio di…. Tu mi capisci. No, il mio cuore non è così corrotto. Ma è debole, molto debole. E questa non è forse corruzione?
Ella mi è sacra. Ogni desiderio tace al suo cospetto. Non so mai cosa provo quando sono con lei: è come se l’anima mi si riversasse in ogni nervo. C’è una melodia che suona al pianoforte con l’intensità di un angelo, e a me basta che lei ne accenni anche solo la prima nota per guarire da ogni pena, turbamento o fisima. Nulla dfi quanto è stato detto sul potere magico dell’antica musica mi appare inverosimile. Come mi avvince, quel semplice canto! E con quanta sicurezza lei sa quando è il caso di eseguirlo, spesso proprio nel momento in cui vorrei spararmi una pallottola in testa. L’errore e la tenebra della mia anima si disperdono, e io respiro di nuovo più liberamente.
Pubblicato in Di vario tema
Il Mentitore – L. Wittgenstein
Un tizio va tra la gente e dice: “Io mento sempre.” La gente risponde: “Bene, allora possiamo fidarci di te!” Ma non potrebbe darsi che lui intenda quello che ha detto? Non c’è la sensazione che non sia capace di dire realmente qualcosa di vero, qualunque cosa dica? “Io mento sempre!” “Ebbene che cosa si doveva dire di questa proposizione?” “Anche questa era menzogna!” “Ma allora tu non menti sempre!” “Ma sì, sono tutte menzogne!” Di quest’uomo diremmo, forse, che con “vero” e “mentire” non intende la stessa cosa che intendiamo noi. Forse intende una cosa del genere: quello che dice oscilla; oppure: niente viene proprio dal cuore. Si potrebbe anche dire: il suo “mento sempre” non era una vera e propria asserzione. Piuttosto, era un’esclamazione. Si può dunque dire: “Se non ha enunciato quella proposizione senza pensarci, allora deve aver inteso le parole in questo modo così e così; e non potrebbe averle intese nel modo consueto?”
Pubblicato in Testi e brani
I.Calvino
Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.
Pubblicato in Testi e brani
Azioni disinteressate e nel silenzio
“L’esperienza definisce felicissimo l’uomo che ha reso felice il maggior numero di altri simili. Se abbiamo scelto nella vita una posizione in cui possiamo meglio operare per l’umanità, allora non proveremo una gioia meschina, limitata, egoistica, ma la nostra felicità apparterrà a molte persone, le nostre azioni vivranno silenziosamente, ma per sempre”…
Pubblicato in Di vario tema
Ho imparato a vivere in questo modo – ’900
Tutta quella città.. non si riusciva a vederne la fine..la fine. Per cortesia si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta ed io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema … non è quello che vidi che mi fermo, è quello che non vidi puoi capirlo? Quello che non vidi, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine, c’era tutto! Ma non c’era una fine, quello che non vidi è dove finiva tutto quello, la fine del mondo. Tu pensa un pianoforte, i tasti iniziano, i tasti finiscono, tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti … non sono infiniti loro.. tu sei infinito.. e dentro quegl’ 88 tasti la musica che puoi fare è infinita, a me questo piace.. in questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si sdrotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai.. e questa è la verità che non finiscono mai… quella tastiera è infinita, ma se quella tastiera è infinita allora non c’è musica che puoi suonare e sei seduto sul seggiolino sbagliato, quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo! ma le vedevi le strade, anche solo le strade ce n’erano a migliaia, ma dimmelo come fate voi altri laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, quanto ce n’è, ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla quell’eternità, solo a pensarla, a viverla? Io ci sono nato su questa nave – e vedi anche qui il mondo passava ..ma non più di 2000 persone per volta e di desideri ce n’erano ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave tra una prua e una poppa, suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… io ho imparato a vivere in questo modo. La terra è una nave troppo grande per me.. è una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo, un profumo troppo forte, è una musica che non so suonare, non scenderò dalla nave.. al massimo posso scendere dalla mia vita – in fin dei conti è come se non fossi mai nato.. sei tu l’eccezione , solo tu sai che sono qui e sei una minoranza non ti resta che adeguarti.
Perdonami amico mio ma io non scenderò.
Pubblicato in Di vario tema
Il mondo è un’alba di macchine da guerra…
Pubblicato in Di vario tema
Il cuore ha sempre ragione

Osservate con quanta previdenza la natura,madre del genere umano,ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.Infuse nell’uomo più passione che ragione perché tutto fosse meno triste,difficile,brutto,insipido. Se tutti i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza,la vecchiaia neppure ci sarebbe.Se solo fossero più fatui,allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.La vita umana non è altro che un gioco della follia.
Il cuore ha sempre ragione.
Pubblicato in Di vario tema | Etichette: amore, cuore, eterna, follia, giovinezza, natura, passione, umana, vita
S.Kierkegaard – Il riposo dell’uomo
Come la freccia dell’arciere addestrato, quando si allontana dalla corda dell’arco non si dà riposo prima di arrivare al bersaglio, così l’uomo è creato da Dio avendo come obiettivo Dio, e non riesce a trovare riposo se non in Dio.
Pubblicato in Testi e brani | Etichette: aforismi, citazioni, frasi, kierkegaard, riposo, soren, uomo
Seneca
Seneca – Lettera sugli schiavi

Ho sentito con piacere da persone provenienti da Siracusa che tratti familiarmente i tuoi servi: questo comportamento si confà alla tua saggezza e alla tua istruzione. “Sono schiavi.” No, sono uomini. “Sono schiavi”. No, vivono nella tua stessa casa. “Sono schiavi”. No, umili amici. “Sono schiavi.” No, compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha uguale potere su noi e su loro. Perciò rido di chi giudica disonorevole cenare in compagnia del proprio schiavo; e per quale motivo, poi, se non perché è una consuetudine dettata dalla piú grande superbia che intorno al padrone, mentre mangia, ci sia una turba di servi in piedi? Egli mangia oltre la capacità del suo stomaco e con grande avidità riempie il ventre rigonfio ormai disavvezzo alle sue funzioni: è più affaticato a vomitare il cibo che a ingerirlo. Ma a quegli schiavi infelici non è permesso neppure muovere le labbra per parlare: ogni bisbiglio è represso col bastone e non sfuggono alle percosse neppure i rumori casuali, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo: interrompere il silenzio con una parola si sconta a caro prezzo; devono stare tutta la notte in piedi digiuni e zitti. Così accade che costoro, che non possono parlare in presenza del padrone, ne parlino male. Invece quei servi che potevano parlare non solo in presenza del padrone, ma anche col padrone stesso, quelli che non avevano la bocca cucita, erano pronti a offrire la testa per lui e a stornare su di sé un pericolo che lo minacciasse; parlavano durante i banchetti, ma tacevano sotto tortura. Inoltre, viene spesso ripetuto quel proverbio frutto della medesima arroganza: “Tanti nemici, quanti schiavi”: loro non ci sono nemici, ce li rendiamo tali noi. Tralascio per ora maltrattamenti crudeli e disumani: abusiamo di loro quasi non fossero uomini, ma bestie. Quando ci mettiamo a tavola, uno deterge gli sputi, un altro, stando sotto il divano, raccoglie gli avanzi dei convitati ubriachi. Uno scalca volatili costosi; muovendo la mano esperta con tratti sicuri attraverso il petto e le cosce, ne stacca piccoli pezzi; poveraccio: vive solo per trinciare il pollame come si conviene; ma è più sventurato chi insegna tutto questo per suo piacere di chi impara per necessità. Un altro, addetto al vino, vestito da donna, lotta con l’età: non può uscire dalla fanciullezza, vi è trattenuto e, pur essendo ormai abile al servizio militare, glabro, con i peli rasati o estirpati alla radice, veglia tutta la notte, dividendola tra l’ubriachezza e la libidine del padrone, e fa da uomo in camera da letto e da servo durante il pranzo. Un altro che ha il còmpito di giudicare i convitati, se ne sta in piedi, sventurato, e guarda quali persone dovranno essere chiamate il giorno dopo perché hanno saputo adulare e sono stati intemperanti nel mangiare o nei discorsi. Ci sono poi quelli che si occupano delle provviste: conoscono esattamente i gusti del padrone e sanno di quale vivanda lo stuzzichi il sapore, di quale gli piaccia l’aspetto, quale piatto insolito possa sollevarlo dalla nausea, quale gli ripugni quando è sazio, cosa desideri mangiare quel giorno. Il padrone, però non sopporta di mangiare con costoro e ritiene una diminuzione della sua dignità sedersi alla stessa tavola con un suo servo. Ma buon dio! quanti padroni ha tra costoro. Ho visto stare davanti alla porta di Callisto il suo ex padrone e mentre gli altri entravano, veniva lasciato fuori proprio lui che gli aveva messo addosso un cartello di vendita e lo aveva presentato tra gli schiavi di scarto. Così quel servo che era stato messo tra i primi dieci in cui il banditore prova la voce, gli rese la pariglia: lo respinse a sua volta e non lo giudicò degno della sua casa. Il padrone vendette Callisto: ma Callisto come ha ripagato il suo padrone! Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tu puoi vederlo libero, come lui può vederti schiavo. Con la sconfitta di Varo la sorte degradò socialmente molti uomini di nobilissima origine, che attraverso il servizio militare aspiravano al grado di senatori: qualcuno lo fece diventare pastore, qualche altro guardiano di una casa. E ora disprezza pure l’uomo che si trova in uno stato in cui, proprio mentre lo disprezzi, puoi capitare anche tu. Non voglio cacciarmi in un argomento tanto impegnativo e discutere sul trattamento degli schiavi: verso di loro siamo eccessivamente superbi, crudeli e insolenti. Questo è il succo dei miei insegnamenti: comportati con il tuo inferiore come vorresti che il tuo superiore agisse con te. Tutte le volte che ti verrà in mente quanto potere hai sul tuo schiavo, pensa che il tuo padrone ha su di te altrettanto potere. “Ma io”, ribatti, “non ho padrone.” Per adesso ti va bene; forse, però lo avrai. Non sai a che età Ecuba divenne schiava, e Creso, e la madre di Dario, e Platone, e Diogene? Sii clemente con il tuo servo e anche affabile; parla con lui, chiedigli consiglio, mangia insieme a lui. A questo punto tutta la schiera dei raffinati mi griderà: “Non c’è niente di più umiliante, niente di più vergognoso.” Io, però potrei sorprendere proprio loro a baciare la mano di servi altrui. E neppure vi rendete conto di come i nostri antenati abbiano voluto eliminare ogni motivo di astio verso i padroni e di oltraggio verso gli schiavi? Chiamarono padre di famiglia il padrone e domestici gli schiavi, appellativo che è rimasto nei mimi; stabilirono un giorno festivo, non perché i padroni mangiassero con i servi solo in quello, ma almeno in quello; concessero loro di occupare posti di responsabilità nell’ambito familiare, di amministrare la giustizia, e considerarono la casa un piccolo stato. “E dunque? Inviterò alla mia tavola tutti gli schiavi?” Non più che tutti gli uomini liberi. Sbagli se pensi che respingerò qualcuno perché esercita un lavoro troppo umile, per esempio quel mulattiere o quel bifolco. Non li giudicherò in base al loro mestiere, ma in base alla loro condotta; della propria condotta ciascuno è responsabile, il mestiere, invece, lo assegna il caso. Alcuni siedano a mensa con te, perché ne sono degni, altri perché lo diventino; se c’è in loro qualche tratto servile derivante dal rapporto con gente umile, la dimestichezza con uomini più nobili lo eliminerà. Non devi, caro Lucilio, cercare gli amici solo nel foro o nel senato: se farai attenzione, li troverai anche in casa. Spesso un buon materiale rimane inservibile senza un abile artefice: prova a farne esperienza. Se uno al momento di comprare un cavallo non lo esamina, ma guarda la sella e le briglie, è stupido; così è ancora più stupido chi giudica un uomo dall’abbigliamento e dalla condizione sociale, che ci sta addosso come un vestito. “È uno schiavo.” Ma forse è libero nell’animo. “È uno schiavo.” E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c’è chi è schiavo della lussuria, chi dell’avidità, chi dell’ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura. Ti mostrerò un ex console servo di una vecchietta, un ricco signore servo di un’ancella, giovani nobilissimi schiavi di pantomimi: nessuna schiavitù è più vergognosa di quella volontaria. Perciò codesti schizzinosi non ti devono distogliere dall’essere cordiale con i tuoi servi senza sentirti superbamente superiore: più che temerti, ti rispettino. Qualcuno ora dirà che io incito gli schiavi alla rivolta e che voglio abbattere l’autorità dei padroni, perché ho detto “il padrone lo rispettino più che temerlo”. “Proprio così?” chiederanno. “Lo rispettino come i clienti, come le persone che fanno la visita di omaggio?” Chi dice questo, dimentica che non è poco per i padroni quella reverenza che basta a un dio. Se uno è rispettato, è anche amato: l’amore non può mescolarsi al timore. Secondo me, perciò tu fai benissimo a non volere che i tuoi servi ti temano e a correggerli solo con le parole: con la frusta si puniscono le bestie. Non tutto ciò che ci colpisce, ci danneggia; ma l’abitudine al piacere induce all’ira: tutto quello che non è come desideriamo, provoca la nostra collera. Ci comportiamo come i sovrani: anche loro, dimentichi delle proprie forze e della debolezza altrui, danno in escandescenze e infieriscono, come se fossero stati offesi, mentre l’eccezionalità della loro sorte li mette completamente al sicuro dal pericolo di una simile evenienza. Lo sanno bene, ma, lamentandosi, cercano l’occasione per fare del male; dicono di essere stati oltraggiati per poter oltraggiare. Non voglio trattenerti più a lungo; non hai bisogno di esortazioni. La rettitudine ha, tra gli altri, questo vantaggio: piace a se stessa ed è salda. La malvagità è incostante e cambia spesso, e non in meglio, ma in direzione diversa.
Walt Whitman – Anima mia
Io credo in te anima mia, e l’altro che io sono non deve umiliarsi
Davanti a te né tu davanti a lui.
Ozia con me sopra l’erba, rimuovi il groppo dalla
gola,
Io non chiedo parole, né musica, né rime, né
conferenze o patrocini, sia pure i migliori,
Solo la nenia mi appaga, il mormorio della tua voce a
bocca chiusa.
Rammento come una volta in un simile limpido
mattino d’estate noi due giacevamo,
E tu posavi il capo di traverso sui miei fianchi e ti
volgevi a me con tenerezza,
E aperta la camicia sullo sterno, affondasti la lingua
dentro al mio cuore nudo,
E ti stendesti fino a sentire la mia barba, e ti stendesti
fino a trattenermi i piedi.
Rapidamente sorse e si diffuse intorno a me quella
pace e quella conoscenza che oltrepassano ogni
disputa terrestre,
E ora so che la mano di Dio è la promessa della mia,
So che lo spirito di Dio è il fratello del mio spirito,
Che tutti gli uomini nati sono anche fratelli miei, e le
donne sorelle ed amanti,
E che il fasciame della creazione è l’amore,
E che sono infinite le foglie dritte o recline nei campi,
E le brune formiche nei piccoli pozzi sotto di loro,
E le croste di muschio del recinto serpeggiante, i
mucchi di sassi, il sambuco, la fitolacca, il
verbasco.
Commenti recenti